Dade alla ricerca del Delfino magico
Era una fredda domenica di Dicembre e Davidino insieme alla sua famiglia
stava passeggiando per il viale tra gli addobbi di Natale e le persone
affaccendate in ricerca di regali…
In realtà non stava proprio passeggiando… i suoi genitori e la sua sorellona
Amelia si, loro lo facevano perchè potevano… ci riuscivano. Dade no
Nonostante lo volesse con tutte le forze lui non ci riusciva.
Lui era seduto sul suo passeggino nonostante avesse quasi sei anni. Stava lì seduto e si godeva la musica natalizia ed il profumo delle castagne arrostite
proveniente dalle bancarelle circostanti.
Era felice nonostante tutto quello che non riuscisse a fare, era insieme alla
sua famiglia che lo amava alla follia e che non gli faceva mancare niente.
Se proprio vogliamo trovare qualcosa che lo rendeva triste, ecco era proprio
questo. A Davidino mancava, il poter dire alla sua famiglia “anche io vi
voglio bene, anzi no, vi amo alla follia come voi amate me… “
Anche questo voleva con tutte le forze… ci provava… si sforzava… ma quelle parole proprio non uscivano dalle sue labbra, nonostante tutti i suoi amici della scuola
materna ormai lo facessero lui non ci riusciva.
Tutto per colpa di quella maledetta malattia…. malattia genetica rara la
chiamano… rarissima… Dade non poteva camminare e non poteva parlare,
ma amava, ed il suo sguardo intenso e caldo dava tanto amore come un
camino acceso in una nevosa nottata invernale.
In quel pomeriggio freddo di metà dicembre c’era qualcosa di magico
nell’aria. Era insieme alla sua famiglia, era felice, guardava le persone
intorno a sé ed aveva un unico desiderio che nella sua testa si alzava come
un urlo…
“voglio guarire da questa malattia…. voglio che tutti i bimbi del
mondo guariscano da queste malattie così orribili…”
Nessuno sentiva il desiderio urlato nella sua mente nonostante continuasse
ad urlarlo, urlarlo ed urlarlo di nuovo…
“Perché urli piccino… non siamo mica sordi…”
Dade trasalì a quella risposta che sembrava diretta proprio a lui… Era una
voce strana, diversa da tutte le voci che aveva fino ad ora sentito intorno,
era una voce che non arrivava alle sue orecchie ma direttamente alla sua
mente.
Ma allora qualcuno poteva sentire i suoi pensieri? da dove veniva la risposta
al suo grido…?
Girando lo sguardo alla sua sinistra vide quello che a prima vista gli era
sembrato un addobbo Natalizio, la rappresentazione illuminata di un
meraviglioso fondale marino.
Da lontano vedeva meduse, pesci colorati, granchi enormi e delfini…
“…si bimbino sto dicendo a te… per favore… smetti di urlare… già è tutta la
giornata che i passanti fanno confusione. I genitori fanno le foto ai loro figli
che mi toccano con quelle manine tutte appiccicose di cioccolata e mi
imbrattano tutto… Guarda Charly la medusa…! era celeste, adesso è quasi
marrone…!”
Uno di quei pesciolini colorati stava parlando… stava parlando proprio con
Davide… e sembrava che nessun’altro lo potesse sentire… si si, nessun’altro
lo sentiva erano tutti troppo presi dalle loro faccende per sentirlo…?
“Scusa pesciolino…” disse Dade abbassando gli occhi imbarazzato, “…non
credevo di dare fastidio a nessuno… generalmente quando parlo nessuno mi
sente… perché le parole rimangono nella mia mente e non escono dalla mia
bocca…”
“Proprio come noi pesci…” replicò il pesciolino, “del resto noi siamo
sempre in acqua e se aprissimo la bocca per parlare ci entrerebbe in gola….
e non so se sai quante persone fanno pipì in mare… è un pochino
disgustoso…”
Davidino in cuor suo sorrise e pensò a quante volte suo babbo si
allontanava da loro durante il bagno in estate dicendo di andare a scaldare
l’acqua…
“tu non lo fare mai… mi raccomando…!” riprese il pesciolino. “Non mi sono
ancora presentato io mi chiamo Taddeo, gli amici mi chiamano Teddi “
“Piacere Teddi io sono Davide, ed i miei amici mi chiamano Dade”
Intanto tutto intorno a Lui sembrava essersi fermato.
Gli capitava ogni tanto, una volta capitava più spesso, ora più raramente.
Succedeva mentre stava mangiando o giocando con sua sorella,
improvvisamente, come fosse risucchiato in un mondo parallelo, tutto
intorno si allontanava, si attutiva, si fermava;
Poi dopo qualche secondo la
normalità ritornava a circondarlo. Sentiva i suoi genitori, spesso spaventati,
chiamare questi episodi “assenze” dovute ad una malattia chiamata
Epilessia…
Quindi era questo che stava succedendo?
Stava avendo un’assenza ed era
finito in una dimensione parallela dove dei buffi pesciolini di plastica e
metallo appoggiati su di un marciapiede avevano la capacità di comunicare
con lui?
Dade questo non lo sapeva e probabilmente poco lo interessava; quello che
stava vivendo era meraviglioso e non voleva che questa magia si
interrompesse.
“Piacere tutto mio Dade” disse Teddi”ora che siamo in confidenza posso
farti una domanda?”
“Certamente Teddi” sorrise Dade
“Perché sei su quel passeggino e non scendi per vederci più da vicino? Gli
altri bimbi come ti ho spiegato prima lo fanno, e senza essersi puliti prima le
mani, perché tu no? e perchè ti ho sentito urlare?”
Gli occhi di Dade si rattristarono un pochino mentre rispondeva:
“Perchè purtroppo ho una bruttissima malattia genetica che mi impedisce
nonostante i miei sforzi di camminare e di parlare.
Per questo non posso scendere dal passeggino, altrimenti, per quanto sono felice di avervi conosciuto verrei ad abbracciare te e tutti gli altri pesci che sono qui su
questo marciapiede”
“Mi spiace tantissimo Dade… Sono tanti i bimbi che hanno una malattia
come la tua?”
“Come la mia sono pochissimi. I miei genitori dicono che ci sono una
cinquantina di casi in tutto il mondo e che purtroppo per questo motivo
ancora non si sta studiando una cura”
Scese una lacrima sul viso di Dade e continuò a raccontare, “Dicono che ci
sono tante malattie genetiche simili ma non uguali, sono più di 5000
conosciute e colpiscono più di 1 milione e mezzo di bambini in italia e 20
milioni in europa. Tantissimi bimbi che stanno male… tantissime famiglie
che soffrono”
“io vorrei che queste malattie sparissero…” continuò Dade con voce
tremante “… vorrei che la mia malattia sparisse.
Vorrei giocare con i miei
compagni della scuola materna e con le mie cugine, vorrei abbracciare e
baciare la mia famiglia, vorrei giocare a pallone con mio babbo, vorrei dire ti
voglio bene a mia sorella e mia mamma…”
“e come sarebbe possibile realizzare il tuo sogno?” domandò Teddi
intristito,
“Non lo so Teddi… la cosa più importante è la ricerca medica e senza che ci
sia una ricerca su una malattia specifica nessuno ne troverà mai una cura.
Mi piacerebbe che tutti i miei problemi e quelli degli altri bimbi malati
scomparissero come per magia”
“Purtroppo Dade la ricerca non è il mio campo o meglio non sono le mie
acque… c’è stato un pesce che qualche anno fa è diventato famoso per una
ricerca, ma se non ricordo male era di un’altro tipo… mi pare ci abbiano fatto
sopra pure un cartone animato….
Credo però ci sia qualcuno che ti possa
aiutare;
Leo il delfino di fronte a te, racconta spesso di un suo cugino di
nome Hope che vive nelle profondità del mare Adriatico.
E’ un tipo schivo e
si sposta lungo la costa solamente agli inizi dell’estate, quando migra verso
il punto in cui si incontrano il mare Adriatico ed il mar Ionio, saluta l’Italia e
prende il mare aperto verso l’Africa.
Ebbene Hope è un delfino magico, ma così magico che con un solo battito della sua coda può curare qualsiasi
bambino che crede in lui… Ma non è facile da trovare… te la senti di
provarci…?”
Tutto d’un tratto la realtà intorno a Davide riprese a pulsare vivida,
vedeva ancora sua sorella e sua mamma che camminavano poco davanti a se,
si girò di scatto ma di quel mondo incantato che fino a poco prima lo aveva
avvolto ora non rimaneva altro che una rappresentazione inanimata.
Vedeva Teddi il pesciolino, vedeva Charly la medusa, Leo il delfino, ma ora erano
tornati ad essere semplici addobbi immobili, fotografati dagli aduli ed
accarezzati dai bambini…
tutto era sparito.
Rimaneva solo il ricordo della
speranza che gli aveva dato il suo amico Teddi… e lui voleva crederci.
Non sapeva cosa fosse accaduto ma lui voleva crederci ugualmente, sapeva
in cuor suo che doveva trovare Hope, il delfino magico, lo doveva fare per se
e per tutti i bimbi malati in Italia e nel mondo…
Sorrise, si girò e vide suo babbo che spingeva il passeggino, sorrise di
nuovo e pensò che con il loro aiuto lo avrebbe cercato, con babbo mamma
ed Amelia, solo con loro ci sarebbe stata una possibilità..
“Hope ti troverò…” urlò di nuovo…
ma questa volta nessuno rispose…

